Lettera del 1 Novembre 2017

Lettera del 1 Novembre 2017

Con gioia comunico a tutti che la scuola indiana resta ancora in piedi. Nessuno sa perché, ma pare che sia solida e indistruttibile in un mare di espropri e di rovine, di lavori in corso e di bambini senza casa. Succede che ospitiamo i più disperati per brevi periodi, fino al momento in cui non trovano un rifugio più consono, a volte sul balcone della casa di qualcun`altro, ma comunque il nostro ESSERCI, non aver dovuto chiudere, essere un`istituzione in loco rende la loro situazione meno tragica. I bambini così possono studiare e in casi gravi sanno dove dormire almeno per qualche notte.

La scuola sta lì come una TORRE che non crolla, che resta un punto di riferimento, un simbolo a cui nessuno vuole rinunciare. Anche il ministro a cui ci siamo rivolti personalmente ci ha garantito un  tempo lungo al villaggio e poi chissà…mio figlio Simone da un anno vive e lavora in India, al college dove si laureò anni fa, può quindi seguire molto da vicino il Plato anche durante la nostra assenza, (e` una terra che amiamo moltissimo, che ci coinvolge nel profondo), al villaggio tutti lo conoscono come il figlio di Amma Ji, (mamma Viola, Ji è il suffisso posto dopo il nome di una persona come segno di rispetto), lui parla la lingua locale il malajalam,una lingua molto difficile, (51 lettere di cui 15 vocali e 36 consonanti) e questo gli permette di entrare in confidenza con tutti, di ascoltare le loro storie e tragedie senza bisogno di qualcuno che funga da traduttore, d`altronde nel villaggio non sono così aperti, non parlano con tutti, certo e` che dopo tanti anni in loco ci conoscono, ci rispettano, ci vogliono bene anche quando non li possiamo aiutare…

I poveri continuano ad insegnarci ogni giorno la loro grandezza, la loro capacità straordinaria di adattarsi a quello che c`è, a quello che può essere d`aiuto, a quello che il destino riserva per loro. I cristiani per la loro fede dogmatica, i buddisti per il credo nella reincarnazione e nell`accettazione del karma, gli induisti per la visione e la connessione costante e incrollabile, gli atei per i loro ideali. Con i mussulmani del villaggio non abbiamo molta confidenza, ma ci rispettano moltissimo anche e perchè, forse chi ci segue da anni lo ricorda, li aiutammo dopo lo TSUNAMI del 2004 e loro restarono molto stupiti per questo gesto.  I poveri hanno comunque quasi tutti la capacità di reinventarsi la vita e dopo tanti anni resta per me un`esperienza da cui imparare ogni giorno.

Sosteniamo anche la scuola di Padre Sedric in un villaggio vicino al nostro nel quale lui con una forza e un sorriso costante insegna ai bambini a credere in una vita migliore attraverso tangibili esperienze di studio, di incontri, di giochi e di vita applicata ai principi sani che dovrebbero far parte del bagaglio dell`UMANITA`INTERA, fino ad accompagnare questi ragazzi, così come cerchiamo di fare noi a camminare con le loro gambe, ad avere un`occupazione autonoma, a poter mantenere la famiglia.  Padre Sedric vive (da povero) donando tutto quel che può agli altri, non insegna né chiede di credere ciecamente, ma attraverso un processo di crescita sostenuto da tutto quello che occorre ai bambini, adolescenti e adulti. Trasmette una fede vitale, eclettica, cosciente, profonda. Sarebbe molto bello se tutti potessimo avere un uomo (al di là del religioso) come lui vicino.

Insegna a farcela, a trovare soluzioni, a mettere in atto pensieri intelligenti e amore per la vita. Veramente senza moralismi ne` dogmi, giorno per giorno senza sosta e con tanto amore che, dopo vent` anni di conoscenza non ho mai visto cedere. Accoglie tutti, vive davvero la sua scelta di uomo di pace.

In Nepal abbiamo ancora una volta sostenuto alcune famiglie dopo l`ultima alluvione che ha lasciato molta distruzione a case, scuole, persone e moltissimi bambini orfani. Non abbiamo chiesto il vostro sostegno quando è accaduto (due mesi fa) per non essere petulanti, per non ossessionarvi con le nostre richieste. Questo popolo nepalese è straordinariamente dolce anche dentro la tragedia, dolce anche nella fame, nel conflitto, nella fatica.

Dal terremoto del 2015 abbiamo riaperto il nostro intervento in loco. Dopo aver aiutato nella ricostruzione di case e scuole abbiamo continuato a sostenere famiglie che vivono in containers privi di qualsiasi conforto. Eppure sono così grati, così contenti di poter vivere di nuovo con qualcosa sulla testa, fosse anche un pezzo di lamiera.

Proprio la gratitudine è ciò che colpisce di più in questa gente. Non confrontano la loro povertà con la nostra ricchezza, certo non tutti, ma la maggior parte di loro ringrazia e sorride. Specie in Nepal la gente ha un carattere molto mite, vivono situazioni assolutamente estreme e faticosissime, ma appena possono alleviare qualcuna delle loro pene per noi impensabili, inaccettabili, ecco che accade qualcosa di meraviglioso. I loro volti si accendono, le loro energie si rinvigoriscono, I loro occhi ringraziano e non dimenticano più l`aiuto ricevuto. E` qualcosa di così unico da mettermi spesso in imbarazzo. Non so più chi deve ringraziare chi. E` molto bello.

Siamo a pochi giorni dalla partenza e come sempre molto emozionati e certi di poter anche questa volta aprire a nuove situazioni e continuare “il viaggio” precedente.  Grati a voi che ci sostenete e che ci permettete di sostenere.

Con affetto vi auguro tutto il bene del mondo.

Grazie di cuore

 

 

 

 

 

La Fondatrice

Valeria Viola Padovani

 

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