Lettera 4  Settembre 2018

Lettera 4  Settembre 2018

Gli Angeli nell’alluvione

John ha 37 anni, è cresciuto e vive a Vizhinjam ed è salito su una barca per la prima volta a 12 anni. Quella prima volta non ha sofferto il mal di mare e si è guadagnato l’autorizzazione ad iniziare la vita da pescatore. Mi aspetta nella sua piccola casa, in “lungi” e camicia, mentre sua moglie prepara il te’ e i bambini sonnecchiano.

Giovedì 15 agosto, verso le 9 di sera a Vizhinjam tutti sentono l’annuncio dagli altoparlanti della Chiesa: il Prefetto di Trivandrum chiede l’aiuto dei pescatori per le missioni di salvataggio nei distretti di Alappuzha e Pathanamthitta.

John non ci pensa due volte, parla con la moglie, da un bacio ai piccoli Tessy e Messi (si, proprio come il numero 10 del Barcellona) e mette in una busta un lungi, una camicia, la radio e il GPS. Sa già che troverà i suoi amici giù al porto.

La motorizzazione e la Questura hanno fatto arrivare i camion per caricare le barche.

Vengono scartate quelle in legno perché ritenute non adatte, sono autorizzate solo quelle in fibra di vetro. Su ogni camion verrà caricata una barca, 3 pescatori e un ufficiale della Polizia. L’organizzazione richiede tempo, bisogna fare il pieno ai camion, alle barche, registrare tutto.

John, insieme a Kumaran e Manu formano una squadra. Sanno cosa sono chiamati a fare, ma non sanno né la destinazione, quanto tempo ci vorrà, né cosa troveranno.

La pioggia non si ferma. Siamo a venerdì mattina e piove incessantemente da martedì.

In totale 6 squadre partiranno da Vizhinjam con 19 volontari.

La polizia assegna una cittadina per ogni squadra e John e i suoi amici vengono portati a Mannar, sul fiume Pamba, nel distretto di Alleppey, 135 chilometri a nord di Vizhinjam.

La polizia chiede loro se hanno paura, perché sono venuti così lontano da casa loro, perdendo importanti giornate di lavoro e John mi dice “Ne possiamo salvare almeno 10 a testa al giorno. E se io morissi, alla fine, i vivi saranno comunque più dei morti.”

Il primo giorno è stato difficile, anche avendo un volontario che conosce la zona, l’approccio con quella marea d’acqua lurida, in mezzo alle abitazioni, senza sapere quello che può venire a galla è un impatto violento anche per loro.

Poi iniziano a salire e scendere dalla barca, spegnendo il motore ogni volta per bussare alle case, gridare in cerca di superstiti.

Mi racconta del vecchietto con una busta piena zeppa di soldi in mano che non voleva lasciare le sue mucche, dopo che aveva visto portar via dalla corrente i suoi agnelli. Delle persone più abbienti che si rifiutavano di salire a bordo perché sapevano che sarebbero stati portati nei campi per sfollati e sarebbero stati a disagio, quindi chiedevano solo un po’ di cibo e di acqua. Della famiglia rimasta intrappolata in una stanza dove sono entrati con mezza barca dentro casa per tirarli fuori. E poi il padre di questa famiglia che dice timorosamente che il giorno prima aveva ricevuto un messaggio di un vicino che cercava aiuto, altre due famiglie si erano rifugiate sul tetto di casa sua, ma non erano arrivati soccorsi, se potevano andare a vedere. John si fa indicare la strada e li trovano ancora lì, 15 persone.

Incontreranno prima di partire un membro di questa famiglia, che scopriranno essere un farmacista e li ringrazierà, offrendo loro 10000 rupie, ma come da codice, i pescatori rifiuteranno gentilmente qualsiasi offerta in denaro. Il farmacista chiama i pescatori al telefono tutti i giorni per ringraziarli.

John e Kumaran, che avrò il piacere di conoscere, non sanno quante persone, insieme a Manu, hanno salvato, ma sono stati nelle acque di Mannar per 4 giorni, finche la barca ha potuto navigare, con poco cibo e poco sonno, ma, dicono entrambi, carichi di una forza sovrannaturale. Dopo il primo impatto hanno capito che 100 metri in più, 5 minuti in più, un urlo in più potevano salvare tante vite umane.

Sono tornati a casa stanchi morti, con le ginocchia a pezzi dal sali e scendi e hanno riposato 2 giorni interi. La loro più grande soddisfazione, mi dicono, è che i loro figli possono essere finalmente fieri dei genitori che hanno, anche se sono solo pescatori e hanno studiato fino alla 3° elementare.

Domenica 26 agosto saranno ricevuti dall’Arcivescovo e dalla Questura, mentre domenica 2 settembre sarà il Primo Ministro del Kerala a ringraziare i pescatori personalmente durante una cerimonia ufficiale.  Come ha già fatto anche la Reuters attraverso il display della loro sede di Canary Wharf a Londra.

Simone

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