Lettera 1 Aprile 2018

Lettera 1 Aprile 2018

L’India 2017-18 è e sarà indimenticabile.

Ogni volta è un’esperienza diversa e ogni volta le emozioni e le difficoltà lasciano spazio a un pensiero che seppur debole si riaffaccia…

“Ma forse è bene che ce ne andiamo” … “o proseguiamo così?”

La fatica non viene tanto dai problemi locali o da quelli legati alle nostre possibilità economiche reali di aiuto, anche se a volte ci tolgono il fiato, o nel continuare questa scelta sempre così forte, toccante, estrema (perché quando si lavora con i POVERI la realtà è spesso di gran lunga superiore alle aspettative nonostante l’esperienza), ma per la necessità costante di dover seguire i cambiamenti velocissimi che  scorrono in un villaggio che fino a ieri non conosceva neppure i quaderni di scuola.

Ricordo, eravamo nel 1999, il loro stupore, quello dei bambini e dei genitori, l’incredulità nel vedere le matite colorate, non parliamo poi dei pennarelli. Nella migliore delle ipotesi avevano, quelli meno poveri, la lavagnetta e il gessetto e già quelli erano oggetti straordinari.

Oggi i poveri poveri stanno ancora cosi, ma quasi sicuramente hanno un telefonino vecchio, rotto,  crepato e anelano al modello successivo o alle minor crepe di quello successivo.

Forse per l’arretratezza così assoluta ci innamorammo del villaggio di Vizhinjam e dei suoi abitanti.

Oggi è fortemente visibile la sovrapposizione di elementi contrastanti e contrapposti tra loro che non hanno alcuna coscienza di ciò che sta accadendo.

C’è un fuoco cieco che colpisce troppa gente, una sorta di ARREMBAGGIO per non perdere quel che si ha o per avere ancora altro.

Siamo nella miseria, nell’estrema miseria che immagina con sempre maggiore prepotenza TUTTO CIO’ CHE SI DESIDERA, ma i mezzi sono sempre gli stessi. Poco e niente.

In questa “Babilonia” cerchiamo di salvare quei piccoli che rischiano di essere toccati dal tempo che corre.

Il porto avanza, la nostra scuola resta tant’è che la stiamo ristrutturando prima che cada a pezzi cosa che non abbiamo fatto per un paio d’anni in attesa del temuto esproprio.

Siamo ovviamente fieri di essere rimasti un così importante punto di riferimento.

Quest’anno appena arrivati abbiamo fatto i conti con il ciclone Ockhi con il quale abbiamo convissuto a breve distanza per parecchi giorni.

Pare che i cambiamenti climatici abbiano spinto un fenomeno solitamente visibile in Bangladesh qui sulle coste dell’India del sud. Immaginate questi pescatori che già vivono in una condizione di estrema difficoltà che hanno assistito terrificati a onde inimmaginabili che li hanno sbalzati per giorni e giorni, quindi famiglie in ansia, disperazione un po’ in tutti, per tutti.

Il padre del nostro Shaiju è arrivato dopo tre giorni nel Maharashtra (Mumbai), ma preferisco allegare la lettera scritta da Shaiju.

Questo anno ci ha riportato netta la sensazione  dell’importanza di essere qui, di rappresentare quella torre che dà sicurezza, ma che anche si rinnova cosi come stiamo facendo. Si incrementeranno le lezioni di inglese anche per gli adulti. I tempi cambiano troppo velocemente e tra breve l’unica sopravvivenza sarà data dal poter comunicare con tutti e, si sa, parlare inglese è l’unica via che apre al mondo.

I bambini intanto sono sempre meravigliosi, dolcissimi, desiderosi di imparare e pensate un po’…

ANCORA CAPACI DI ASCOLTARE, DI SEGUIRE, DI ESSERE DISCIPLINATI E CURIOSI.

Non c’e’ quindi motivo più importante di questo per avere la voglia e la fiducia per restare qui.

Intanto in Nepal molte sono le situazioni che sosteniamo e ormai il sostenere chi vive nella totale indigenza e aiutare a creare una nuova fonte di lavoro ridare il minimo per poter ritrovare la dignità e la fiducia per continuare è la nostra principale filosofia.

Ancora e di nuovo ci chiediamo come sta andando il mondo, ma gli occhi belli e grandi evidenze di umanità lasciano sperare che si possa continuare anche e soprattutto grazie a voi.

Grazie di cuore.

La Fondatrice
Valeria Viola Padovani

Menu